Iniziamo oggi un viaggio attraverso le principali patologie della Vite, conoscendo l'Oidio, che insieme alla peronospora - che vedremo più avanti - costituisce una delle malattie più gravi e diffuse della vite, con maggior ripercussione sulle potenzialità produttive delle viti.
Viene anche detto "malbianco", o "nebbia". Originario del nord America, è stato introdotto accidentalmente in Europa nella metà del XIX secolo.
Viene anche detto "malbianco", o "nebbia". Originario del nord America, è stato introdotto accidentalmente in Europa nella metà del XIX secolo.
Sintomi: attacca sempre i tessuti giovani della pianta, mai quelli vecchi. Sulla pagina superiore delle foglie compare una efflorescenza muffosa di aspetto ragnateloso di colore grigio-biancastro, che si evolve in polvere biancastra (da cui il nome "malbianco"). Contro luce si vedono delle macchie decolorate, traslucide, simili alle "chiazze d'olio" tipiche della peronospora. La lamina fogliare si accartoccia verso l'alto assumendo la tipica conformazione "a coppa". Infine la foglia necrotizza. Sui germogli i sintomi sono analoghi: strato muffoso, lignificazione impedita, necrosi. Alla ripresa vegetativa, i germogli assumono il tipico portamento "a bandiera". Sui fiori l'attacco di oidio provoca l'aborto. Gli acini (attaccati tra l'allegagione e l'invaiatura) appaiono imbruniti con punteggiature nere e moffetta (botrite). Inoltre si ha la spaccatura della buccia, e la necrosi della rachide. In seguito all'attacco di oidio, la pianta difficilmente muore. Si hanno però gravi riduzioni di sviluppo e produttività. L'attività fotosintetica dei tessuti è ridotta, aumentano invece respirazione e traspirazione con conseguente depauperamento delle sostanze nutritive PROCESSO D'INFEZIONE: L'oidio è un ectoparassita obbligato della vite; non penetra all'interno dei tessuti colpiti, ma rimane all'esterno. Si attacca alla superficie dei tessuti tramite gli appressori, quindi sviluppa gli austori con i quali assorbe gli elementi nutritivi necessari al suo sviluppo.
ESIGENZE PER LO SVILUPPO DELLA MALATTIA: L'infezione primaria compare con temperature non inferiori a 6°C (a primavera inoltrata; fine Aprile, inizio Maggio). La temperatura ottimale per lo sviluppo della malattia è compresa tra i 21 e i 30°C. Oltre i 30°C il processo d'infezione si arresta.L'umidità relativa dell'aria influisce poco sullo sviluppo della malattia; questo fungo non necessita acqua per germinare. Clima alternato di pioggia e sole favorisce attacchi di oidio.
CONTROLLO: metodi preventivi. Spesso l'oidio compare sugli stessi ceppi di vite all'inizio di ogni stagione vegetativa. Questi ceppi costituiscono il centro di origine e diffusione della malattia (l'oidio sverna nelle gemme sotto forma di micelio, e sulle foglie cadute a terra o nella corteccia dei ceppi sotto forma di cleistotecio). Quindi è importante individuare e sopprimere queste piante, portatrici della malattia. Di solito, una volta che la malattia è comparsa, risulta difficile eliminarla del tutto. Quindi è importante la prevenzione. Pratiche colturali idonee aiutano a prevenire gli attacchi di oidio. La densità d'impianto ha influenza sullo sviluppo dei patogeni; le potature e la forma di allevamento possono facilitare l'aerazione e rendere più agevoli i trattamenti. Inoltre, una potatura equilibrata evita di creare le condizioni microclimatiche favorevoli al fungo, quali la mancanza di luce ed elevata umidità.
Prodotti antioidici
- Zolfo (in polvere o bagnabile). Fondamentale il trattamento in prefioritura.
- Dinocap (fungicida di copertura a base di nitrofenoli).
- IBS (= inibitori della biosintesi degli steroli) a base di triazoli, pirimidine, piridine, piperazine. Da soli o in miscela tra di loro, o con lo zolfo. Massimo 3 interventi all'anno per evitare la comparsa di fenomeni di resistenza.
- Quinoxifen
- Azoxistrobin
- Trifloxistrobin.
LOTTA BIOLOGICA con Ampelomyces quisqualis (AQ10); fungo antagonista dell'oidio, somministrato in miscela con olio minerale.
FIORI NEL VIGNETO: rose e giaggioli, ancora oggi piantati ai capi dei filari delle viti, servono da campanello di allarme in quanto, vegetando in anticipo, cominciano a soffrire delle malattie che affliggono la vite quali la peronospora e l'oidio, in anticipo, cosicché il vignaiolo accorgendosene, possa intervenire tempestivamente in vigna con gli appositi trattamenti, salvandola. I fiori inoltre attirano gli insetti, e se l'insetto si distrae con i fiori ci sono probabilità che non vada ad importunare l'uva... insomma...Evviva i fiori, coadiuvanti dell'agricoltura biologica!